gennaio 6, 2010

“Preghiamo dunque per questo dono dello Spirito Santo che chiamiamo fortezza.

Quando all’uomo mancano le forze per superare se stesso, in vista di valori superiori,

come la verità, la giustizia, la vocazione, la fedeltà  matrimoniale,

bisogna che questo “dono dall’alto” faccia di ciascuno di noi un uomo forte

e, al momento giusto, ci dica “nell’intimo”: coraggio!”

( Giovanni Paolo II, Novembre 1978)

Particolare del crocifisso di Donatello, Convento francescano Bosco ai frati


Carissimi.

Con il mese di gennaio entriamo nel nuovo anno 2010. Quale occasione migliore per parlare di quella grande virtù cristiana che è la fortezza? Essa è, per la nostra tradizione cristiana, una virtù cardinale. Le virtù cardinali (prudenza, fortezza, temperanza e giustizia) sono quelle virtù, che rendono la vita umana e cristiana una vita veramente degna di tale nome. Costituiscono come dei pilastri sui quali poggia l’esistenza intera, che trovano il loro senso pieno nel conseguimento del bene, anzi per noi cristiani, nel Bene che è Dio.

Nello specifico, la virtù della fortezza spinge l’uomo ad agire e ad operare le scelte della vita con la fermezza necessaria, nella costante ricerca del bene. Essa rende l’uomo capace di amare sul serio, di prendersi impegni che poi porterà a termine, di rispondere con prontezza al richiamo della giustizia, e di non tirarsi dietro di fronte al sacrificio; evita all’uomo la paura, la viltà, la pigrizia!

Per non soffermarci troppo sulla teoria, facciamo un esempio: l’omertà. Essa è uno dei tanti nomi della paura e si manifesta nell’atto di nascondere qualche cosa che altrimenti dovrebbe essere denunciato e reso pubblico, perché va contro la giustizia. La mafia, ad esempio, continua ad operare anche grazie all’omertà, cioè alla paura di uomini e donne di denunciare il sopruso, la truffa, la menzogna. In questi casi è proprio la virtù umana della fortezza ad essere in ogni caso necessaria. Ma anche nel nostro piccolo essa è indispensabile quando ci accorgiamo di menzogne, ingiustizie e bugie, magari perpetrate ai danni dei più deboli. Ma, cosa ci blocca? Forse la paura?

E’ vero. Spesso abbiamo paura. Difatti, dire fortezza significa parlare della paura: e tutti noi abbiamo momenti di paura, di angoscia e di ansia. Chi tra gli uomini non soffre, nel compiere il bene, tentazioni di ripugnanza, di disgusto? Chi non è talvolta incatenato dalla timidità, soprattutto in situazioni difficili da gestire? Sovente la paura ci frena nel compimento di ciò che sappiamo essere bene o giusto, e non ci permette di parlare. Noi in genere per mascherare queste situazioni scegliamo di usare i termini “perbenismo” e “rispetto umano”; ma si tratta, in realtà, di paura.

Come vincere la paura? Innanzitutto riconoscere di avere paura. Sembra scontato, ma non lo è. Il più delle volte siamo incapaci di farlo, perché amiamo far credere a noi stessi che ci bastiamo. Ma non è così: abbiamo bisogno degli altri e soprattutto abbiamo bisogno di Dio, perché siamo fragili e vulnerabili. Riconosciuto questo, possiamo chiedere aiuto agli altri e a Dio. A chi chiede con fede, il Signore concede la sua grazia. E soprattutto la grazia necessaria per esercitare la fortezza, che non è spavalderia, o uno sforzo eroico e audace, ma è un fiducioso abbandonarsi a Lui che solo ci dona la pace interiore, la distensione del cuore, per non soccombere davanti al peso delle fatiche.

La fortezza si esprime al meglio attraverso la resistenza, praticando la virtù cristiana della pazienza, e non nell’aggressività dell’attacco (si è forti perché si attacca). La grandezza d’animo del cristiano e la sua nobiltà si rivelano in una paziente fortezza. Questa è oggi quanto mai necessaria, soprattutto in una società come la nostra: molle, indecisa, paurosa, in cui ci si spaventa di fronte alla prima difficoltà, nello studio, nel lavoro, nella vita coniugale, nella vita comunitaria. La fortezza è quindi realmente la virtù di tutti i giorni, perché non c’è bene senza fortezza, non c’è giustizia senza questa capacità di reagire alla inevitabile fatica del quotidiano. Nella quotidianità si esprime la grandezza del cristiano, la sua capacità di sopportare, per amore e con la grazia di Dio, situazioni pesanti e ingrate.

Coraggio carissimi. Non stanchiamoci mai nel fare il bene, perché il Signore non tarderà di farci gustare i frutti delle nostre fatiche. E con il cuore vi auguro un buon inizio di questo nuovo anno. Che il Signore benedica i vostri propositi di bene.


L’umiltà

dicembre 8, 2009

“Se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale

nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò:

la prima cosa è l’umiltà, la seconda, l’umiltà, e la terza, l’umiltà”

(S. Agostino)


Carissimi amici.

La frase di Agostino d’Ippona, sopra riportata, ci introduce al tema di oggi: l’umiltà. Continuiamo così il nostro itinerario attraverso il mondo delle virtù. Anche la liturgia attuale dell’Avvento, ci guida alla comprensione pienamente cristiana di questa sublime virtù, la virtù dei figli. Perché è la virtù del Figlio di Dio, innanzitutto. Egli non ha avuto paura di mostrarsi debole e bisognoso. Da Dio che era, si è fatto uomo per noi. E si è fatto umile per venire incontro a noi.

Per molti tra i Padri, i Santi e i Dottori della Chiesa, l’umiltà è la radice e la madre di tutte le virtù.  San Gregorio Magno diceva che tutte le virtù, senza l’umiltà, si seccano e non resistono. Sant’Antonio da Padova la raffronta a un fiore, poiché, alla maniera di un fiore, ha la bellezza del colore, la soavità del profumo e la speranza del frutto. “Quando vedo un fiore – scrive Antonio – spero nel frutto; così quando vedo un umile, io spero nella sua beatitudine celeste”.

Essa non è umiliazione, il disinteressarsi di se stessi o il non vantarsi. Non è neppure modestia. Non è il sottomettersi agli altri come frutto di una pratica ascetica fine a se stessa ma neanche un atteggiamento remissivo e passivo, di chi non sa, di chi ha paura o di chi teme. In realtà, l’umiltà è la virtù dei forti. Dei forti in senso cristiano, naturalmente. Il famoso filosofo tedesco Nietzsche direbbe che noi cristiani siamo deboli perché esaltiamo delle virtù servili, quali l’umiltà e l’obbedienza, che in realtà ci renderebbero schiavi e repressi. In verità, noi vogliamo semplicemente vivere l’umiltà come l’ha vissuta il Signore Gesù. Ecco perché essa è la virtù dei forti. La fortezza in senso cristiano non vuol dire sopraffazione e potere, ma servizio e offerta di sé. Vuol dire costanza nel perseguire il bene anche nelle difficoltà. Come ha fatto Gesù di Nazareth.

Per la persona umile poi, confrontarsi con la grandezza di Dio è causa di esultanza e letizia, anzi, l’unico motivo di autentico giubilo. È pur vero che, mettendoci davanti a Lui, scopriamo la nostra manchevolezza e piccolezza, ma la nostra condizione di creature bisognose di un Salvatore, lungi dall’essere occasione di sconforto, è sorgente di intimo gaudio. L’umiltà è una luce che ci fa scoprire la nostra identità più profonda, quella di creature capaci di dialogare con il Creatore, e di accettare la dipendenza da Lui con completa libertà. In ultima analisi, l’umiltà ci apre così a una relazione vera con Dio e con i fratelli. Ci mette al posto giusto nell’ordine della creazione.

Per la tradizione biblica è il cuore la sede dell’umiltà. Come il cuore regola la vita del corpo, così l’umiltà regola la vita dell’anima.  Se essa vien meno, va in rovina l’intero edificio delle virtù. Ma come mantenersi umili? Attraverso la frequentazione della Parola di Dio e la preghiera personale. La preghiera ci porta all’umiltà perché essa ci fa conoscere e camminare nella comunione personale con Cristo, esponendo davanti a Lui la nostra vita quotidiana, le nostre riuscite e i nostri fallimenti, le nostre fatiche e le nostre gioie. La preghiera è un semplice presentare noi stessi davanti a Lui. Per quello che siamo. Senza ipocrisia e nella verità.  Buon Natale dell’Umile Gesù.

Fr. David


Novello sacerdote

dicembre 8, 2009

Tanti auguri a fra Alessio..

Fra Alessio diventa sacerdote per imposizione delle mani di Mons. Rodolfo Cetoloni OFM Vescovo di Montepulciano- Chiusi- Pienza